Perché visitare Ostuni in inverno

Ostuni è una delle località turistiche più note della Puglia, conosciuta per il suo profilo edile contraddistinto dal bianco delle sue facciate e per un paesaggio che mescola le attrattive della costa adriatica con quelle delle sue costruzioni in stile gotico, barocco e romanico.

In estate, tutti i b&b Ostuni fanno registrare un afflusso costante di visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e può contare anche su una significativa presenza di turisti stranieri, per lo più tedeschi e del Nord Europa. Lontano dalla stagione calda, però, sebbene la città mantenga un numero ragguardevole di visitatori, la mole di accorritori che si riversano per i borghi antichi del centro scema in maniera sostanziale. Una consuetudine che, inevitabilmente, penalizza gli esercenti del posto ma che si rivela una fortuna per gli illuminati viaggiatori che scelgono di accorrere nella città bianca lontano dai periodi di massimo afflusso.

Ostuni in inverno

Visitare Ostuni in inverno è un’esperienza che chiunque abbia fatto non si è potuto esimere dal raccontarlo agli amici, invitandoli a replicare la stessa esperienza. Il borgo del brindisino presenta edifici, colori e conformazioni tali che nei periodi freddi si fanno incanto, e Ostuni pare un presepe di bianco vestito, che splende e si risalta su uno sfondo latteo.

Ostuni non è propriamente una città di mare; è una realtà contraddistinta da arte e da attrazioni paesaggistiche uniche; è ricca di storia, come dimostrano i suoi siti archeologici che si articolano nel segmento più periferico, diventa più accessibile, al riparo dalla calca che distoglie i turisti tra luglio ed agosto.

Meno mainstream, più fruibile

Proprio l’assenza di affollamento fa sì che Ostuni, in inverno, si conceda in tutto il suo splendore, quello che difficilmente si fa accessibile nei periodi di massima concentrazione turistica. Una passeggiata tra la Concattedrale e Palazzo Siccoda, un tour tra le rovine antiche di Santa Maria d’Agnano, uno scorcio dai colli che si perde nel mare, acquista con lo svuotarsi del centro tutto un altro sapore, più autentico, più introspettivo, più naturale.

I fiori più indicati da regalare per un’occasione speciale

Un anniversario, un compleanno, una ricorrenza speciale da scandire nel modo migliore richiede il giusto mazzo di fiori da porgerle; ogni fiore ha un proprio significato e lo esprime al meglio se selezionato accuratamente, tenendo in considerazione il contesto e l’occasione specifica.

Scegliere con consapevolezza

I fiori per compleanno, anniversario o qualunque ricorrenza vogliate scandire devono essere scelti solo dopo aver valutato attentamente che tipo di messaggio volete trasmettere. Non sapete neanche questo? Ok, ci arriviamo.

Amore passionale

Non basta scegliere il bouquet più colorato o quello che più vi aggrada alla vista: i fiori attingono a un vocabolario complesso e ricco, da sfruttare al meglio per comunicarle con dedizione tutto il vostro impegno e la vostra passione. E quando si parla di passione, nulla batte la classicissima rosa rossa, simbolo di ardore, sentimento acceso, amore vero e carnale. Se la rosa rossa vi sa troppo di cliché, potete cambiare tipologia e mantenere lo stesso messaggio con tulipani e papaveri dello stesso colore.

Amore devoto

Per esprimere tutta la vostra devozione, potete orientarvi verso il girasole (se la stagione lo consente, è sempre meglio optare per fiori di stagione); il fiore volge la propria corona in direzione della luce e la segue per tutte le ore di giorno per poi accasciarsi la sera; un simbolo davvero efficace di relazione vissuta con impegno, cercando lo sguardo dell’altra.

Amore turbolento

Avete avuto momenti di turbolenza emotiva e state lentamente ricostruendo la vostra storia? In questo caso, forse, è il caso di mandare un messaggio chiaro e vitale a ogni rapporto: fedeltà e onestà, come impegno e promessa per il futuro. La gardenia è la pianta più indicata a suggerire l’idea di sincerità e rispetto, o anche il giglio bianco e la calla, nel loro candore bianco; la fedeltà ha nel garofano bianco il simbolo più compiuto, una dichiarazione d’impegno a forma di petali e gambo.

Scialabà: riferimento per andare alla scoperta del Salento

Il Salento, si sa è terra di vibrazioni, di colpi al cuore, di notti magiche e sentimenti intensi. È terra di magia, di tradizioni, di racconti, di gustosi piatti tipici e di continuo ed incessante movimento. Il sole, il mare, il vento, la taranta, famosa in tutto il mondo con i suoi eventi organizzati, le spiagge di sabbia finissima, la movida della cittadina di Gallipoli che non dorme mai e la tranquillità ed il relax assicurato dal complesso turistico “Lo Scialabà”.

Il residence Leuca, è anche punto di riferimento importante, per andare alla scoperta delle zone circostanti, ricche di bellezze paesaggistiche ed importanti siti naturalistici e storici. Un ipotetico tour potrebbe cominciare, ad esempio, dal borgo di Salve, a pochi passi da Torre Pali, dove si insidiavano molti agglomerati urbani e giacimenti risalenti all’età del bronzo, facenti parte della civiltà mesapica presente in quei luoghi. Poi, con la bonifica, andata avanti fino al secondo dopoguerra, i territori sono stati votati al turismo balneare e di massa, che oggi garantisce, per gli abitanti, entrate economiche e posti di lavoro.

Altro paesino molto caratteristico, che sorge a breve distanza dal residence Leuca “Lo Scialabà”, è, senza dubbio, Presicce. La storia risale al VII secolo, periodo in cui alcuni viaggiatori erranti, ritrovando sorgenti di acqua nelle campagne circostanti, decisero di stanziarvici definitivamente nella pianura schermata dai due mari. Da sempre, proprio l’acqua, ha distinto le origini e l’evoluzione di questa località. Non mancano, però, aneddoti misteriosi e leggendari. Si narra, infatti, che una sera, durante una festa di paese, uno degli abitanti, sparò al principe di turno, che aveva potere su tutto il feudo, per porre fine ad un’usanza, per niente gradita. Questa consisteva nel far giacere le novelle spose, la notte dopo il matrimonio proprio con il nobile. Il cecchino del popolo, mascherato, uccise il sovrano.

Tra sacralità e moda: ciondoli sacri e rosari di design

La cultura pop non risparmia niente e nessuno e non c’è simbolo, personaggio, figura storica o di fantasia che non sia soggetta a un processo di assorbimento all’interno degli schemi di consumo. Magliette personalizzate, scarpe ideate su misura, ciondoli in stile TrollBeads, cover per cellulari alimentano il mercato del personal design, in cui ognuno trova i mezzi e le soluzioni per esprimere se stesso tramite il look, in un sistema in cui nulla può essere esentato dalla tendenza alla spettacolarizzazione e alla trasformazione in feticcio.

La religione cattolica è sempre stata percepita come intima, se pure consumata in ambienti che ne canalizzano le liturgie e secondo la logica comunitaria della condivisione. Oggi, invece, anche la fede diventa un elemento di cui fare sfoggio, perché l’individuo vive l’esigenza di mostrare al mondo il proprio modo di percepirsi all’interno della società. E non lo fa, semplicemente, utilizzando i simboli e le icone comuni bensì cercando di coniugare l’aspetto religioso con quello, ben meno spirituale, dell’apparenza.

Non che nell’apparenza ci sia nulla di male; fa discutere, però, la commistione sempre più stringente tra fede e moda, e tutto ciò che da tale commistione scaturisce. Crocifissi e rosari realizzati nelle forme più accattivanti e con i materiali più preziosi decorano il petto di giovanissimi, che con un occhio guardano a Padre Pio e con l’altro al boss mafioso della tv mente magliette, felpe e persino calzini raffigurano la Madonna come fosse una star del cinema di Hollywood.

La fede, come detto, è un affare privato ed ogni individuo lo esprime a modo suo, con le sue forme, i suoi metodi e le sue volontà. Il problema, ammesso che un problema ci sia, va ricercato nello scarto che si realizza tra ciò che l’individuo realmente percepisce e ciò che mostra, ora che anche la fede si è fatta mainstream, accessorio, vessillo di un qualcosa che si fatica a comprendere appieno.

Consulenza aziende sanitarie: i valori di Innogea

Innogea, azienda leader nel settore consulenza aziende sanitarie, è cresciuta e si è evoluta negli anni improntando la propria strategia di successo, ponendo la salute e il benessere del paziente al centro della missione professionale. Questo ha reso possibile una vera e propria evoluzione del proprio sistema, verso un modello basato sul bisogno di salute e benessere del cittadino e dell’intera collettività.

La tutela dell’uomo è fondamentale e rappresenta un diritto inalienabile riconosciuto dalla stessa Costituzione all’articolo 32. I valori caratterizzanti su cui si basa Innogea sono quattro: concretezza, affidabilità, eccellenza e rispetto. La concretezza nelle soluzioni che vengono individuate per ogni struttura aziendale, concretezza nell’individuazione di una serie di servizi proposti per i propri partner al fine di migliorare l’offerta sanitaria. L’affidabilità che si basa sul rispetto degli impegni presi dall’azienda nei confronti dei propri partner, che devono sapere di poter fare sempre affidamento sulla professionalità offerta da Innogea.

L’eccellenza è un altro valore fondamentale cui si rivolge la corporation, con sede al Sud Italia, di consulenza aziende sanitarie. L’eccellenza come obiettivo a cui deve tendere ogni impresa, mai accontentarsi o rimanere sempre uguali nel tempo; al contrario, bisogna sempre ambire all’eccellenza, a modificarsi e a migliorarsi accrescendo le competenze professionali della struttura aziendale in cui si lavora. Puntare sull’eccellenza è una strategia vincente. Infine, c’è bisogno di avere rispetto, rispetto di se stessi e del prossimo. Anche in un contesto lavorativo, fortemente competitivo, dove tutti cercano di ritagliarsi la propria fetta di mercato, bisogna sempre rispettare l’altro.

I core values su cui si fonda la Innogea rappresentano un punto di forza ed un importante biglietto da visita, che consente all’impresa di offrire una consulenza sanitaria improntata alla correttezza e al rispetto dei propri clienti, valori oggi più che mai fondamentali per ogni struttura aziendale, più o meno articolata. Avere dei principi da rispettare è davvero una cosa fondamentale che riesce a garantire una fidelizzazione concreta del cliente.

Scegliere tra cartucce originali, compatibili e rigenerate

Le cartucce per stampanti sono molto, troppe costose. I produttori ufficiali del settore – i vari Epson, Canon, Hp, Samsung, ecc. – sono parte attiva di quel processo di disinformazione volto a diffondere la credenza che solo le ricariche originali ed elaborate specificatamente per ogni singolo modello, siano in grado di fornire prestazioni efficaci e, soprattutto, di non danneggiare il dispositivo. In realtà, ciò non è vero e le alternative alle costose cartucce originali esistono, sono valide e non rappresentano in alcun modo un rischio per la stampante.

Cartucce originali

Le cartucce originali sono quelle sviluppate dalle varie case produttrici specificatamente per un singolo modello di stampante e per nessun altro. Sono i prodotti che assicurano il più alto standard di prestazioni ma, allo stesso tempo, sono anche, e di gran lunga, i più costosi.

Cartucce compatibili

A differenza delle originali, le cartucce compatibili si integrano al funzionamento di più modelli della stessa marca. Esse presentano un prezzo di mercato nettamente inferiore a quello delle versioni ufficiali, con performance non (o per nulla) distanti da quelle assicurate dai modelli firmati. Le compatibili non rappresentano in alcun modo un pericolo per l’integrità e per il funzionamento del dispositivo ma, di contro, può capitare che esse non vengano riconosciute dalla stampante; in questi casi, è bene provare ugualmente a eseguire una stampa di prova (non è raro che, nonostante il mancato riconoscimento, la stampante funzioni regolarmente) e, in caso di fallimento, sostituire la cartuccia.

Cartucce rigenerate

Le cartucce rigenerate sono serbatoi originali che, in seguito all’esaurimento, affrontano un ciclo di recupero per poi essere re-immesse nel mercato. Il processo inizia con il recupero degli involucri vuoti; essi vengono quindi aggiustati sostituendo le parti danneggiate e quelle usa e getta; segue la fase di riempimento del serbatoio e, infine, quella di distribuzione nei negozi, dove le cartucce vengono messe in vendita a un prezzo inferiore a quello delle originali, rispettando al contempo l’ambiente.